g.yüS'W E compaffioneuole Cafo . t Fatto fopra l’atroce morte della Signora Margarita Francefe affäffinata da yn fuô Amante ad| 2 &del me- * n fedi Maggio 1603. ,' J . S * }. pe dicato alla Magnifica Signora, Gineur#* di Vder^p. [ " . 1 - . /’ f'-î^v ‘ • 1 “ c <| '•>' tt -u:, ' » ^ 1 ÎN VENETIA, MDCIIIi* PreflTo Gio.Battifta Bonfadino. Conticene de Superiori* MOLTO MAO. signora, t patrona mia ofleruandiff. TTAuendotempreconofciutc dalle fue gentili qualità , é XI maniere di Ve leggiadria, e uirtù foprane. Portai celebre nome à commun grido, . Ricca d’oro,e d’argento,e pompe liane , Xieta uiuea rinchiu fa al mio bel nido Cou dup figliuçlp delJa carne mia, Che piange fol mia raorteaccerba,e ria * Ciâ non mancaua à me beltà, e ricchezza, Nqbilijficchi.illuftriamanti à fchietà Ripieni di cofìufni,e gentilezza; B coli amata me ne antfaiia altiera » Moj&dàftaua con delicatezza, E di {pperbe ueftiprqata in terra, Vini] d’oro ]ucenté,e Bianco argento, E in vii fol ponto hòperfo ogni contento * Gioie preggiate, ancor di gran valore', » Acquisiate da me fon jgran delio , Chepgni Barone,e Principe» e Signore# Mi porgea in doticegodea a piacer mio ; Coli lieta fruiua i giórni,é l’ho re, Senza penlàr tale infortunio rio ; Oueferuendo il mpnd[o,e*l uano Amore# Gionta alla morte foiicon gran dolore. Quiui fu’l più bel fior del uiuer mio, Quello crudo Nerone empio,e tiranno* . Kicchiedçtte cl mio. Amor con gran delio# Con riuerente inchino,e per la mano Mi prete con bacalarla, e rifpofe io, Çbe in petto aXcofo «on jiçdca l’fogannp > 11 ben uenuto fiate,ô,niiô. Signore, ^pi*ccr uaRrocccpwi>luu,e’l cuore Doppd Doppo fatta Ia debita accogbenZi ) Lo prefi per la man co rtelèmentef# Con dolcìlfimb affetto} e riUerenZa » Per rincontrò iacèa lui lÌrrìilménte Mollandoli benigno à mia prefentiai E come d’Attior prèfaifidelthentè L’accettai per amante} e patronia a Gli diede della uita,è cala mia , Ma quello con diaboìicà accortezza* Simulando eilet prefo del mio Amoré * Mi vifitò più volte con baldezZa, Per accogliermi Un giorno el traditore } Io nòn peritando à quella empia fierezza! Sempre èl Compiacqui Con finterò cuore « E à certa meco fe inuitò.e dormire, Per darmi morte,e l’Ultitnp martire* Secondo l’ordine datto ì’alpettai, Come è l’ufo,e collume de gli amanti j Che de homicidio non me imaginai ; Mentre uenuto me gli fece auanti ; E per fala con eflo palleggiai} ' Oue con ilarigiocchiiIoni,e canti, Itrattenuti finö che perüènne L’hora di Cena,e le mortai mìe penné, Doppò fatta la ofclira ùltima céna, Sperando longo tempo farne ancora# Io mi fpogliài dal Collo ìa Cattenä D’orojche’l tjtaditor mi diede à i’hora # E di coniblarión tutta ripiena, Al letto andai per riùedér l’aürora ; Ma H manegoldo fitelto con ingannò i Mi diede morte con lua fiera mano * Quello ribello ordito hauea nel petto * lau V nel (àngue mio Tue fiere mani» Di notte i tradimento nel mio letto * Con baci fallì» cfceleratiingannf* Meco peccando con carnai diletto L’empio crudel tra i più barbari ircanl Afpettòjche chiudere gii occhi al fonno, A l*hora,chc le genti udir non ponno. Ferite ahimè crudel d’ira infocate» Che dal Cielo parea fàette ardenti» Nella mia gola»e petto difpietate» £ in quel huopo maggior niun prefente » Tutte di cafa mia eran dormentate» Sola prìua d’agiuto,ahimè dolente» Ma il cuor già tocco di mortai ferita » Fece con l’alma i’ultima partita« Specchio fia la mia morte à uoi Signore » Di non tardarne dar tempo al pentire : Perche qual*ombra,e uento fogge l’hore» Di ponto, in ponto (tate per morirej Se non lafciate uoi l’antico errore, Ve ne andarete à l'infernal martire» Oue in eterno (là chiù fa la porta A l’alma fera,che ha la gratia morta. « Se inane! al fatto attroee,e graue eccedo » FofTe ricoffa à l’alto Iddio Signore, Piangendo ogni mio fallo, error commcflo Conlacrime di (àngue,e con dolore; Certo per fua pietà me bauria concedo Il regno fuo l’eterno Creatore; Ma la mia uita mai non hò emendato» Coli fon morta mifera in do (lato* ìEcco peri dal Cie! fententia retta » i A fpettata mercè del mio peccato, Per la mia oftinatione maledetta * Che fino al paflò horrendo hp feguitato : ! Mifer quelle,che hi tempo,e tempo afpettag Guardate in me, çhc morte mi ha leuato l II fior de mie bellezze accesamente » L £ fenza Confesfione»abime dolente. L fta morte à guila de ombra ve accompagna, E non Capete eì dì, çhc la ue prende » i Qual cacciatore al lèpre di campagna » i Con gli occhi aperti hor l’vn,hor l’altro ftend« „ I Con la Aia falce in terrai e non fparagna, Quanto gli ordina Pio,accorta intende » Tanto è feroce, che dir noi pofs’io : i Perche è Acereto del tremendo Iddio, Vera,limile à Iddio jmmago feçe; Ma come fumo,e polue fete in terra» L Quale di uoi confida,hoggi, e promette p Ternani con honor dalla Lua guerra^ ^ ^ Senza arme,gii combatter non?potete Con tre inimici che Palme fotterra , ; Che fon la carne,e*l Diauolo, & ilinondo^ Che ui tiran al centro del profondo, Jlc mie ricchezze nulla me ha giouato ! A quel ofeuro palio tremebondo . ' La morte con angofeia hà feparato I L'alma dal corpo,? da! falacç mondo; I Ogni terrena gloria fio qujjlafciato, Solo ho portato lagrauezza, è’I pondo De miei peccaci ferirti nel procello» Quanto col corpose l’anima hò cornmefio. piange continuo, e piangerà in eternai . L’alma,che à la falutee negligente# ! I n quell'horride-belpç de l'inferno. , Se ne andari tra la perduta gente v . A quelle vjue fiame in fempitçrno , Cheogn’hqr fi cruccia l’anime dolente^ Ouc non gioua facrifici, o voti, Faccianoquamo fan fpliti dòuotl. ~ P corteggiane* che feçuite al mondo ; Se vn punto d’hor;» fol veder potpftf De Pai traevi ta J’infernal profondo,, Certo vita,e coftume mutareftù Non ui fidate neLftato giocondo j . Perche,e’1 mio amaro fine già vedetti # E però chi perfeuera in peccato, Fa tritto fine*e fe ne muor dannato . Çempre el mio mifer (ine habbiate in mente E quanto poco il piacer noftro dura * F. che» chi vujç.daJygigqor abfçnte . ‘Come ho fattoio*, effe per qua penna dura Vccifa al mondo fui meramente > E tra gli Hebrei*e mia vii fepultura * In pura fabbia al lido fotterrata : Perche la Santa Chiefa me ha facciata, fìor qui ceffo narrar mie ofcure note Del crudo calò delia morte mia:. Fuggite da i palaggbitealegrotte Ciafcheduna Signora qual fi fia * Con lagrime di langue ambe le gotte Bagni di pianto,e muti fantafia, Acciò non v^dì à quelli eterni guai* Quechenon fi fpera vfcnne mai. IL FINE.