r.y~:Wt 'W*' ■*v* :R9MGRN9e ■Hi e -'v ■K. - v ' 0 ,> ■ .-^ «a.,, r £$:■ -T;.’* ! i!,V »” « m esse?.*: - -,>i\ " - <-/ / PRIMA LA MUSICA E POI LE PAROLE DIVERTIMENTO TEATRALE Dii RAPPRESENTARSI NELL’ IMPERIAR VILLA DI S C H 0 E N'B R U N -'NEL CARNOVALE D_JE 1 i 7 S 6. VIENNA Dalla Stamperia de Gay, ATTORI Vn MAESTRO di Cappella. Un POETA; Danna ELEONORA virtuofa feria, TONINA, ■ ' * l i V jf La mufica è del Signor Antonio Sali eri Maefiro di Cappella alì attuai fervizm di S, Maeflà Imperiale. tmm SCENA P JR. IMA Camera in cafa del maeflro dì Cappella con cimbalo da una parte , jpinetta dall" altra, e varj mucchj di /partiti e di carte di Miifica. Sedie, e in fondo tavola con bottiglie , e bicchieri, e in un angolo mantello appefo , e qualche altro ut enfile, - MAESTRO DI CAPPELLA, E POETA. M A ,E S T R 0. ■ Signor Poeta mio, Voi liete un capo ameno i V affar nè più, nè meno Sta come vi elicti, io. Il Signor Conte vuole - ~ Che malica, e parole - Sien fatte in quattro di. A ( 2 ) Poeti. Avete intefo male. Conofc-o il Conte Opizìo; Che dar vuol quella fella ; È un uomo di giudizio ; Nè può venirgli in tetta Idea così beftiale* - Ridicola così. . M aè s t a o. S’ ella un po più m’inquieta Trovo miglior. poeta. . Poeta. Caro fìgnor inàeftro, Non fi comanda a 1’ eftro. Ma cieli! che fpropofìto! Un dramma in quattro dì. Maestro La cofa è arcipoffibilé, E deve andar così. P O E T A. Con maeftri sì oftinati , Maestro, Con Poeti sì fguajati, Poeta e : M r-e s tr e o , lo per me divento matto , Nulla credono ben fatto Se non fallì a modo lor* M A- E S, T R Q'i Vorrei pria condor P aratro, Ch’ elfer maftro di cappella ; P o e t a. 'v'" : - Meglio è far il Pulcinella, Che il Poeta di teatro. .,, M A E S T R O " E ’ ‘P 0 :_ fi T £ Che grand’ afino che fùil Accoppar dòvea colui, Che mi fe compofìtor. M A £ S- T St o. Or tanf è; decidete: sì, omo* ; Po “É‘f Dunque credete, che paròle, e mufica Si possa in quattro dì . M A'E § T 11 Circa a la malica Non ve ne date pena; ella ...è già pronta, E voi fol vi dovete Le parole adattar* Poe t a. Quefto è P ifteflo, Che far 1’abito, e poi Far P uomo a cui s’adatti. ’ Maestro. Voi Pignori Poeti» fiete matti. Amico, perfuadctcvi; chi mai Credete che dar vòglia attenzione A le voftre parole? Mufica in oggi, mufita ci vuole, P O E T A. Ala pure quella mufica conviene Ch’ efprima il Pentimento o male , o bene. M A E- S T R. O.' La mia mufica ha quefto d’ eccellente, ^ Che può adattarli a tutto egregiamente. : l'P O E ; T' A. E gli attori chi fon? , ; f M A E S T R Th 1 Non fo finora. Ma il Signor Conte Opizio L’ altrieri mi parlò d 5 una famofa Infìgne virtùofa, Almen per quanto ei dice, ed io lo credo, Perch’egli, (e quello ancor io lo daini)' Ha un fiogoiar talento mtifìcale. P O E | jl. I Signori fan tutto. , r r ; - s M A E S T R O. .■ ^ E naturale. Poeta. Avrei fu tal propofito da farvi Una propofizion. Maestro. 1 1 : Via dite fu. P O E T A. Afa; non vorrei! che Non capifco, M A E S T R o. (2) Dunque pezzi duri eh ! E L E O N O t A. Sì: pezzi duri. (3) ìfon liete mai flato in Ifpagna? M A E S T R O. Io no:. ; E x, E o N o a. A. (4) E voineppur ? , B o e t a, ; Neppure Eleonora. Vi compatifco. Là là, fignori miei, / Bifogna domandar, che gran figura Fece Donna Eleonora,. ’. (i) Piano al Poeta. j| (3) Spiccando le,fillade (3) Sorridendo ad Eleon. ti (4) Al Poeta. . ' • ' '■ ( II > Maestro. Oh non ne dubito, Eleonora, L* anticamera mia Tempre era piena Di Cicisbei, d 5 amanti, Cavalieri, mercanti. . . E poi in Teatro Che folla ! Che fchiamazzi ! Tutti parevan pazzi, E molti per udire un pajio d’ arie Venivano per fin dalle Canarie. M'A e s t r o. Il merito, Signora, fa gran cofe. Poeta, Marinamente nelle Virtuofe, - Eleonora. Il Pubblico dì Cadice E un Pubblico di gufto; immaginatevi , Che un certo .mia. Ronda Nel Pubblico deità Un fanatismo univerfal, di forte Che in ua ifteffa fera io lo dovetti Sei volte replicar, , M A e S T R 'o. Quello è un pò forte. ( re ) P 0 I T A. Come? Sei volte! £ L E O N O R A, Certo-, Poeta. Sei volte, e non leccar, quello è un gran merlo. Maestro. Ma mi dica ; e qual genere... Eleonora. Il gran ferio, I! tragico fublime : exempli gratin, Una parte d’ Armida, d* Agrippina, Di Poppea, d- Ipernieftra, d’ Epponina, ii Maestro, Epponina ! Poeta. Epponina! Eleonora. Sì. Ma e s t r o. Nel Giulio Sabino:, Eleo n ora. Appunto quella L ? ho recitata in Cadice, C 13 ) P O E T A, . Guardate, che accidente! M a e s t r 0. Ancora qui s’ è data ultimamente, P O E T A. La parte di Sabino. hi ha fatta un gran Cantora : od : E l e o''N ; o’ ; E- -a. ' ■ Chi? ; Maestro. - 1 - ■ Canarino. ' ' E L : E O N O R A. Canarino? : 1 • Po e-'T a: A queftó poi bifogna Cavarli di cappello.' Maestro. . Noirv’ è che dir. Eleonora. Se quello E lo ftil, che qui piace, io ve P imito Sibben, che ognuno rimarrà flupito. Poeta. Oh quello è molto dir. ( 14 ) E L E O IN O R A. O molto, o poco Non feryon tante repliche, qualora Parla donna Eleonora, Mi E 4 t S O. Eli’ ha ragione, (i) Giufto ho qui lofpartito» ed ecco qui (2) La prima cavatina di Salieri, Che comincia. . . penlìeri! Vorrebb’ ella far grazia ? E L E O N O R A. ~ - VolontierL Canta. Penfieri fumetti, Ah no non tornate, Per poco lafciate In pace il mio cor. P o e . t A. Scufì: ma par che fi dovrà dar qui (3) Maggior efpreffion. Eleonora, Come? (x ) AI Poeta: __ 'H (2) Prende, ed apre io fpar- tito*, 1 (3) Mentre Eleoii. fa un paffaggio, il Poet. V in* terrompe, ... . .„ (riSX P O E T, A, Così (i) £ L E O N O R A. Chi è quello, fguajato ? -Maèstro. È il Poeta. E, t E - o n o r a, , . Me; 1’; era immaginato. M A £ S T R O. Sapete, amico 5 '-thè ila paffaggio ideilo Può variatiì fpeìfov P O È T A. O in meglio, o in peggio. E L'E 0 N O R A. Coltili è un infoiente a quel eh’ io veggio, fa) . M A ~E S T R O. Lo feulì : ha la comune qualità, (3) Di hioftrar di faper quel che non sà. f t É O L O R A*,. Orsù palliamo, avanti: Maèstro.. Vuol P aria di bravura? CO Fa fco.nciainente ini al-u (s) Al Maeftro, irò paffaggio. " |l (.3.J..A1I Eleonora. Eleonora. Sibben. Maestro. Eccola qua: vogliam féntirla (i) Col fuo recitativo iftrumentato. Eleonora. SL, nia> per farlo ben, va recitato. M A E S T R O. Oh! meglio. Eleonora. In leena fon Tito, e Sabino. Ehi ! venite un pò qua. (2) Piantatevi cola. Poeta. Qui? Eleonora. Più in là. P O E T A. Qui? (3) E L E O N 0 R A. Colli. Moftrate dignità. (l) Voltando lo fpartito e accennando un poco lotto voce il motivo dell’ aria. (2) Al Poeta. (3) Muta luogo» Poeta C 17 ) Poeta. Cosi (1) E L E 0 N O & A. Anche più. . . così (2) Statevi fermo lì, Nè vi movete, fe non ho finito, lo faccio da Sabino > e voi da Tito. Maeftro giàfapete, Come, e quando con vi e ufi L 5 azione a tempo fecondar. Maestro. Non penfL . E L È O K a R A. (3)., JSJon dubitar , verrò: - dono, più grato Offrir non mi potevi : al grand* invito Sento i alma avvampar. Vedrai qual ufo Farò di quefi acciari chi fa fe mai Più funefto vedefli JP un* altra fpada balenar il lampo So quel che dico , e lo vedrai nel campo. ( 1 ) In politura. .azione 4 e' fra tanto il Màef., e il Poefc. Fanno degli atti ■: talvolta di approvazione, tal- volta di crìtica.* ' ■ <3) Canta il recitativo con ( 2 } Il Poet. cangia politura. El’eon. lo confiderà, ed approva* B 118 } P O E T A. Non fia Signora per darle moleftia/ (i) Qui un contrafenfo v 5 è. Eleonora. Siete una Belila. Di fenfo me ne intendo più di voi. P ò e t A. Non faprei. M A E' S T il 0. Cheto : ognuno ha i fenfi fùoi. Non gli dia retta., in grazia; ■ Eleonora. (2) Taccia, e in riguardo voftro io gli perdono. M A E S T R O. Brava : feguiam : Là tu vedrai chi fono „ E L E O N O R A. Là tu vedrai chi fono No, non ti parlo invano ; ;, - Fatale è quefia mano 9 Forfè chi menda téme Fiù ne dovrà tremar . CO Interrompendola. CO Segue a cantare e in mezzo della leena il Poeta 1’ interrompe. ( 19 ) P O E T A. Oibò cibò* Maestro. Cos’ è? Poeta. Ho fentita una brutta alamirè. M A E S T R O. Bla tacete una volta. E L E O N O R A-, Orsù alle corte: Se non cella coftui D’ effer con me fi impertinente, e-ardito, Or or Sabino rompe il mufo a Tito. M A E S T R O. (i) Signora compatitelo: è Poeta. Ed apparir vi deve Sempre il lampo poetico. Ma fentiam, fe le aggrada* Qualche pezzo patetico. _ P o E T A» Sì sì, fentiam, fj) Ad Eleonora. B ij ( m) E L f p N D li A. Vi poflfo far la fcena Del fotterraneo, in cui Dovendo andare a morte Sabino abbraccia i figli, e ]a conforte. Maestro. Stupenda !. . . Compatite i cajì r$ìei (X) Poeta. Cheto voi, tocca a lei. M a est r o. Subito ve la trovo: eccola giufto. (2) Eleonora. È un Rondò. Poeta. Un Rondò ì ci ho proprio gufto. Una difficolta folo ci trqvo. Maestro. Or cofa c’ è di nuovo ? Poeta. Mancano i figuranti. E L E o N O R A. Potrete fupplir voi. CO Canticchiando , e toc-ll (2) ScartaMkndo lo-ffar- cando il cgmfeal®. || tìto. > f 41- > P O E T A. Non forno tanti. Eleonora, Voi due farete i figli; P 0 E T il. Oh che bei figliuolini ! Eleonora, Maeltro anche voi qua- Maestro. E chi accompagnerà ? Eleonora, No no, laiciate Ilare : in quella fcena Molto piu necefiària è P azione^' Poeta, E P accompagnamento fi fuppòne, ■ M A . E S- T t Ò. EdAnnio, eia conforte? (i) E l è o n o R A. Or ci rimedio, (2) Sarà Epponina quella, (3) E quello farà Annio. POET A. Oh che gran tefla.' (1) Levandoli dal cembalo, v. iÒO Peofa mi poco, poi dice. (3) Prende due. fedie e le pone in luogo d 5 Rp» |pnina, e d’ Aiinie, B iij C 22 ) E E E O N O R A. State un vicino all’ altro. Maestro e Poeta» Eccoci, (i) , ' Eleonora. Bravi. Maestro. Cari oggetti^ (2) Poeta. Chetatevi : Sabino Effer deve un Soprano, E voi parete un Toro Tranfìlvano» 1 Eleonora. Il Poeta ha ragion per quella volta. Maestro. Non fiato più. Eleonora. Via, cominciamo: attenti State con volto afflitto. E. ..... . zitti P O E T A, Il quadro, è un pò buffone. (1) Si accoltalo infierne. |j me il Maef. comincia a C 3 } Polli, che fi fono infie-il cantare. ' C'* 3 >- M A I S T R O. Zitto, (i) E LE O N O R A, Cari oggetti del mio core (2) Così non è poffibil* eh’ io y 5 abbracci. (3) Voi-liete due cofacci, Ritti, come due pali, e lunghi, lunghi. .. M A - E S. T II O. Che colpa abbiani ? P o e -ar- a. - Voffignoria fi slunghL E LEON O R A. Anzi voi raccorciatevi, accovatevi. Mae s-. t & o. ■ A quello modo? (4) Eleonora. Più, POET A, Non fi può andar più giù, E ,L E 0N ORA.' Potrete un pochettin reffcar così. ( 1 ) Con voce fprfciifima. C} Comincia il rondò. (3) E non potendo comodamente abbracciar i figli interrompe il em* io e dice. (4). S’ abbaffano. B iv ( 24 ) Maestro e ..P q e t a. Ci proverem. Eleonora, Sieguo? M A E S T R 0 E P a E t A. Signora sì. Eleonora. Canta,. Cari oggetti del mio core Io mai più non m vedrò; Deh calmate quel dolore .E contento io morirò. Maestro e Poeta. Ed io qui mi ftroppierò, Eleonora. Se non tacete io più cantar non pofEtn M A E S T R 0. Mi fcappa fuori un offo. Poeta. la cintola fi ftrappa, Eleonora. Eh non fi ftrappa no, no che non (cappa,. Canta. Tu fpietato il ciglio appaga . (O CO Voltandoli verfo lafedia, che figura Annio : allora il Maeflro, fi leva dalla lua politura, va preffo alla fediate ri-* fronde ili luogo di An-» nio , e poi ritorna al filo pollo. 1 C'a'5^ M A E S T R O. Son tua colpa i mali tuoi : E l e o n o r a. (i) Ma da forte io vado a morte § Ma non curo il tuo furor. P O E T A. (2) Caro fpofo, 0 Dio ! tu piangi. . p Eleonora. Siete per verità due gran buffoni (3) P O E T A. È virtù V imitar gli efetnpi buoni. (4) E L E 0 N 0 R A. (5) Qual abijjò è quefto mai. M A E S T R O. (6) Per pietà fmifca ornai E L...E O N O R A. (7) Siete paghi 9 avverjì Deil P O E T A, Gran feccata che è coftei ! (i) Vedendo il Maeft. H (d) Ritorna al fao pollo. (3) Sorride. ' (4} Inquefto mentre anche i , il Poeta fi leva dalla fna politura, va preffo la fe- | Seguendo a cantare. (6) Stando accovato. (7} Vènendo avanti alla fce- li na fiegué tempre a ean* ìj forride, efiegue a cantate. dia, che rappfefenta Ep- pon., e con voce femi- mie canta. - tare, più non badando ad effi. ( 26 ) E L -E 0 N .0' R A. Compatite i cafi miei , Compiangete il mio dolor., Maestro e Porta, Compatite 11 noftro ancor. Eleonora. Compatite,,.,, (i) M A E S 't R O. Calco oafoo» Eleonora, l cafi miei P o E T A. Calco anch’ io. Eleo n o r a. Compiangete il mio dolor ( 2 ) M a e s t r o. Compiangete il dorfo mio s Che s* è fatto un bel tumor. Poeta, (e a 2 ) Compiangete il nafo mio * Che le è intero, è lino ftupor. Replicando Tempre fen- Mentré Eleonora canta quelle parole, il Màeft. ed il Poeta cadono, il Maeftro indietro, ed il Poeta ab tócca avanti, e za badare ad efit. finito che ha di cantate Eleonora, effi contrafacendone ii canto, cosi ri-» pigliano. ( 27 ) Eleonora, (i) Cos’ avete mai fatto, cos 5 è dato! Mae s t r o. Ohimè! fon direnato Poeta. Poco mancò non ammacca® il nafo. Maestro. Veramente ora mai noi fìam nel cafo (2) Di far meglio da Padri, che da figli. - E L E O N O R A. 11 malan, che vi pigli : orfù v’ ho dato Dell’ abilità mia prove badanti; Voi fate il redo: andarmene poss 5 io : Attendo a cafa la mia parte : addio. (3) (i) Rivolgendoli. , (z) Dopo che fi fono ftentatamente levati, <3) parte* SCENA III. MA ESTRO, e POETA. Maestro. Alfin la prova ha terminato in buffo. Poeta. Io già temea, che terminaffe in ferio. Maestro. Non può però negarli, che coftei Non fìa cantante, e comica eccellente. P O E T A. E fopratutto per ftroppiar la gente. Maestro. Ora non più difcorfì. Non v’è tempo da perdere, Poeta* Lo credo ^ Quattro dì. Maestro. Coli è. Dunque dovete (i) Trovar primieramente Parole per quell’ aria. (I) Tirando fuori dèlia carta di Mufica. ( >■ P 0 fi T A. Difficile farà. •M A E S T Jt O. Oh non mi fiate a far difficoltà. Non fi conofce qui. Otto, q dieci anni fono La compofi in Fori! filile parole Se poffono tanto Due luci vezzofe Credo, ché andrà d’incanto. La mufìca è fuperba, E deve far del chiaffò, e meda bene» Vedrete, che qui ognuno fe la becca Per nuova, anzi noviffima di zecca. P O E T A. (l). Son verfì di fei fìllabe : vediamo. Giulio un tragico dramma ho per le mani Intitolato ì Vefpri Siciliani. Maestro. (&> Uh quanti Attor! Poeta. Ne feci. Quindici, ma di quelli muojon dieci: Ma farò, come poffo. Rocca, . . Sciocca . , . (i) Maestro. Ben ben P o e t Trabocca, . . bocca. . . Quello canto di bocca. ... Maestro. Sì si : così va bene. \ P O E T A. Se quefto mìo canto Che nP efce di bocca M A E S T R O. (2) Di bocca ,, è uno ftupor : gran cervellaccio ! Quel voftro fcartafaccio Datemi intanto, e decorriamo un poco. Se il voftro Signor Principe lo bramai Vedo, che non potrem dìfimpegnarci Di prender quella Buffa. Poeta. (3) Ah! ah! già fatto Hanno i cento zecchini il lor effetto. Ci) Cercando la rima, '(sì) Scrive. (3) Da fe. C 33 ) M A E S T R 0. Ma T una è buffa, V altra è feria: or come Potrem metterle infieme ? Poeta, » Eh veramente Facil non è. Maestro. Penfateci un tantino. Impafticciate fu qualche cofetta. Via via, letto, da bravo* Poeta. In tanta fretta Non fi può far nulla di buon. Maestro. Che importa? Tanta mufica ho qui già bell’ e fatta *5? Di farvi le parole fol fi tratta. Poeta. Ma poffibil vi par? Maestro, Tanto ci vuole Per far quattro parole? ricordatevi ■'/ Che dee tutto effer fatto in quattro di» Poeta, E fempre fiamo lì, C ( 34 ) M A E S T E O r ~ ■ Sù quello poi Il Signor Conte Opizio è ineforabile. Zitto : vediam le qui trovo qualche aria, (i) Che p olia con venir. Sentite quella. Capitan di due Sciabecchi (2) Sopra /’ alpi guerreggiai. P O ~E T A. Che fpropofìto! Maestro. . Udite : eccone un’ altra : Se prigione andaffe il Sole, (3) Che farebbe delle Stelle. Poeta. Peggio affai. Maestro. Troverem delle più belle. Ter pietà, padrona mia, Ter pietà non v* affliggete. P o E T A. Quella potrebbe andar. (1) Prende un’ aria» li (3) Prende e legge mi alif (2.) Legge. Il aria. r i C.35') M A E.S T R 0, Ebben, tenete! Eccovi carta, calamajo e penna; (x) Ponetevi colti a tavolino. Trovate qualche idea, qualche penfiero Per porle entrambe infìeme: Coteft 5 aria aggiufiate Acciò provar li polfa Quando verrà la Buffa, Poeta, E così su due piedi *■ * . * Maèstro, Su due piedi, o fu tre convieni sbrigarli. Su fu, coraggio: intanto A quell’ altr’ ària io le parole adatto, P O E T A, Ala, . Maèstro. Spicciatevi voi, che anch’ io mi fpicciò, P O ET A, Un pafticcio ci vuoi ? Sarà un patticelo» M a e s t R o. (2) Se qtieflo mio pianto (3) (1) Li accolla un tavolino, e gii dà da fcìivere. (2) Gol cembalo. (3) Si pongono à federe li .Maeftro al cembalo, e’ il Poeta al tavolino/' c ij < $6 ;> ' 'Il cor non ti tocca Qui v’ è fin P ifteffa finta A puntin tutto convien. P O E T A. (!) Quel che comico era prima Farlo eroico convien. Maestro. Se quefio mio canto~ Che m? ejce di bocca Ciò beniffimo confronta E ne fon contento appien. P*0 E T A. Ecco qua P idea già pronta E ne fon contento appien. Maestro. 'Ancor non efpugna Quel barbaro Jen Io mi fento alquanto fete. (2) Un forfetto farà ben. Poeta. Dove leggefì affliggete . . . Ammazzate ... ed andrà ben. CO Tentando. ,, un bicchiere, e beve 00 Va al Tavolino, ove jpoi torna al cembalo» fon le bottiglie t empiejj C 350 Maestro. Che carattere bisbetico ! (i) Proprio ftizza mi ci vien. Poeta. Ho un cervel proprio poetico. Tutto facile mi vieti. M A E S T R Q. Via sfodera , impugna Quel ferro fpietato ; Cofa diavolo qui dice? P 0 E T A, Il penfiero è pur felice ! M A E S T R ;0v Non v ? è a dir: dice cafirato. Poeta. Ecco tutto terminato. Rileggiamolo un pochino. M A E S T R Ov : Ah! sì sì: Giulio Sabino È un foprano : or mi fovvien. E quejlo Cafirato Trafiggimi almen Qi) Leggendo la fcrittea del Poeta. Po E T A. Caftrato ! cofa diavolo mai dite ? Maestro. Dico come fta fcritto. Poeta. Oibo! coftato (i) Sta fcritto, e non caftrato. M’ A E S T R O, Caftrato va beniffimo, e non cangio. Poeta. Eh che burlate. M A" E s T R O. Quel che fcriflì, fcriflh P O E T A. Ma che? liete impazzato? M A. E : S T R O. Caftrato fcriflì, e refi;era caftrato» Poeta. E pofcia fi dirà, che fu il Poeta Che fè tal fcioccheria. Maestro, Nè la prima, nè V ultima farià. Più a quefto non fi penfa : ora Pentiamo ; Cos’ avete voi fatto ? (i) Il Poel. featendo gli xiItJI ftro fi leva, e brufeamento fe tinii verfi cantati dal Alae-rII gli accolta. C 39 ) P O E T A. ' Ho fatto ciò, che non parea poflìbile. Ho buffa, e feria unite A meraviglia infieme. M A E S T li O. Udiam, Poeta. Sentite. Fingo una bella, e giovili Principeffa Spofa, e gravida già d’un figlio mafchio. V’ è il folito Tiranno, Che già lo Spofo ha condannato a morte Perchè ama la conforte, E al folito non può ridurlo al quia, Mae s t r o. - È una bricconeria : : : i ;i E alior la Principeffa ? P O E T :A._ Piange, prega ; Ma quel crudel non piega. . M A- E S T R O. Poveretta! . ... ficchè? P O E T A. Sicché va in ft.an.za,-. fmania, fi difpcra, E fi vuole ammazzar. C iv . C 40 ) Maestro. Ah? Poeta. Onninamente : Ma poi non ne fa niente. Perchè la Cameriera Allegra, anzi buffona, Ma della fua Padrona Confidente primaria, Per divertirla un pò , canta quell’ aria. Per pietà, Padrona mia, Per pietà non v’ammazzate, Che è una gran minchioneria., Quelle fono ragazzate, E può fartene di men. M A E S T R O. Bravo! Poeta. Sentite il rello. Deh lattiate, che s’ ammazzi Qualche brutta, 0 fcioccherella , Che 1’ ucciderli è da pazzi, Sia col ferro, 0 col velen. Maestro. Graziofa in verità. ( 4i ) Poeta. Mg viene il buono. Voi dovete {far nel mondo , Voi, che bete fa via e bella, Voi, che avete il fen fecondo, Voi, che avete un figlio in fen. Maestro. Superba! fuperbiffima! Poeta. E così? Non fon un Uom? Maestro. Quafi direi di sì: Allegramente dunque. Ite a prender colei Delli cento zecchini , Conducetela qui, E fi vedrà cos’ è. Poeta. Vado: fe preme a voi, preme più a me. (i) CO Parte, - WS C 42 )' SCENA IV. MAESTRO solo. Maestro. La cofa va prendendo buona piega. Eppur quelli poeti Sapendoli dirigere a mio modo, Si potria forfè forfè Ridurli ad elfer buoni a qualche cofa. Bada fol, che depor voglian la fciocca Idea, che tutto il mondo Deggia far conto delle lor parole. Eh . . . ci vuol altro : mufica ci vuole. Ecco, un 5 aria a buon conto : à Eleonora Or or la manderò : vediam quell’ altra. Per pietà Padrona mia , Per pietà non v’ ammazzate. Ah ! ah ! . . . Così.... d’incanto, (1) Egregiamente bene: A le parole il canto (0. Prova al cembalo 1’ aria Per pietà avendo di un canto la Carta, ove fono fcritti i cangiamenti fatti-* vi dal Poeta, a folto gli occhi la Mufica. ( 43 ) Beniffirao conviene. Or paflìam dal copifta» Accio fpeditamente A queft’ altr’ aria adatti I cangiamenti fatti: E avanti i quattro dì baratti ii retto: In lemma non fa ben, chi non fa pretto, S C E N A V. POETA, e TONINI T O N I N A. E il Maeftro do,v’ è ? Poeta, Non fo : ma poco Dovria tardar : Ei fa, che io qui con voi Dovea venir. T 0 N I N A. Lo fa, e non afpetta, Se non ha più di feienza unificale, Che di buona creanza, ftiamo male. ( 44 ) Poeta. Dunque, Tonina mia, tanto v’ annoja Di ilar meco un pochino. Tonina. Oh ! bella gioja ! Poeta. Ma fapete eh’ io v’ amo. Tonina. Se mi feccate più, vi do un ceffone, E poi lo dico al principe: capite? P O E T A. Gran caltigo è 1’ amarvi. T O N I N A. Non fo per chi di noi Sia caltigo maggior per me, o per voi. Poeta. Non v 5 alterate. Tonina. E queffo Alino di Maellro ancor non viene ! Oh quanta mulicaccia. (i) Quanti fpartiti d’ opera V avaro ( 2 ) Il diavol fe lo porti ; (1) Rivolgendoli carte di mxific de lei r ( 45' ) In Gratz a terra andò, come uno {traccio. E v’ era io; penfa un po che fpartitaccio ! La donna letterata (i) Non la conofco, ma dal titol folo Capifco, che effer deve Una gran feccatura (2) Premio della virtù mediocre affai. (3) La fperanza delufa Oibo ! il foggetto È troppo ripetuto. LI gelofo burlato Tanto di barba. LI vero patriotismo Tutta roba del fecolo paffato. Poeta. Ma voi mandate tutto alla malora. T O N I N A. (4) E cofa importa a voi ? gran Accanalo ! Ecco un altro gran mucchio Annibaie fuW alpi 11 titol folo Fa venir freddo 12 Attila , /’ Egeria E tutta roba feria : Ecco mufica fciolta : Ecco un quartetto, Un terzetto, un duetto, (1) Legge. (?) Lo getta. (3) Leggendo tempre e buttando via gli fpartiti. (4) Mette mano ad altri fpartiti, Tempre leggendo il titolo, e gettando via, e fcomponen- 4 o tutto. C ¥ ) Ecco qua un’ aria: è in Elami; non poOTo Soffrir quell’ Elami, quella è iti befà; Oibò, è per contralto, proviam quella, È troppo aita per me. Poeta. Tonina mia, ma che dirà il Maellro 1 T o N I N A. Dirà quel che vorrà : éd ei dovea Farli in cafa trovar. Oh! oh! 11 Maellro È anche un pò briacone. (i> Che vino è quello. . . ahi ! ahi ! bevete voi P O E T A. Fuori del defmar bever non pollo. ( 2 ) Tonina. Bevete su, o ve lo getto adolfo. Poeta. Ma Tonina. ... Tonina. E ardirelte Dunque di ricufar ciò eh’ io gultaL Poeta. Via beviamo .... ( 3 ) Al Poeta. t J Xz) Empie un bicchier e 1’ affaggia. ■ . » (3) Affaggia un poco. C 47 ) Tonica/ No, tutto» ? O E T A. Stomacar mi farete. T O N I N A. Crepate, ma bevete Poeta. Che martirio. £i) T O N I N A. Coraggio: così: bravo. Poeta. Ora Toniria.... (i) T o N I N A. Zitto . . . un Ferrajuolor Me lo voglio provar. (i) Beve con atto ài dis- gufto. Cs) Vede un Ferrajuolo ap- pefo, lo prende q, vi.js’ involge, e in quello mentre giunge il Maef. con cappello in tetta.* e una.. carta di mufieaL in mano lenza accorgerli, di Ton. ( 48 ) SCENA VI. MAESTRO e betti » M A E S T a o. Signor Poeta, E la Buffa? . . . Cos’ è? O poveretto me ! tutta foflbpta (i) È la mufìca mia. Che avete fatto? Diavoli che liete divenuto matto. Poeta. Non fon fiat’ io. M a e s t r o. Chi dunque? Poèta* Eccola . . ... (2) M a e s t r o. Chi? che miro? Chi è qui col mio mantello? (3) Poeta. E appunto ...» (I) Vedendo la unifica per I (a) Accennando Tonina* terra s’ adira contro il (3) Rivolgendoli. Poeta, 1 Toni- Toni n'a.- Sì, fonie* . ■. Gin quel cappello, (i) Quando fi fta davanti A una bella, ragazza, coni’ io fono. . . Maestro.' Il mio mantello ! il mio cappello buono ! P O E T A. Non era alcuno in ftanza .... (?) Scafate. ... T O N I N A. : Che feufar? bella creanza! Farmi un 5 ora afpettar, Maestro. Ma voi.... Tonina. P O E T A. ; Giudizio 5 T O N I N A. A me giudizio ! (3) Poetacelo infoiente. CD Si sferramola, getta a terra il mantello, e toglie dì tefta alMaef.il cappello, é glie lo getta pure a terra. (ja Imbarazzato. (3) Corre verbo il Poeta, e nel correre roeefcia il .tavolino col calamài- jo'e penne,'e glf lla un pugno. V I) C 5° ) Giudizio a me! fon qualche pazza, o forfè Voi liete il mio tutor ? Maestro. Mifericordia! Coftei tutto rovina, ed abbaruffa. Un diavolo mi par, non una buffa. Poeta. Diffimulate in grazia (1) Di quei cento. .. . capite? Maestro. Sì. ... ma intanto. . . : Poeta. Via, che avete ragion. ( 2) T O N I N A. Sé vói farete Più favi, e buoni, io vi perdono. M a e s t r o. Oh bella! Orila a veder, ch’io torto avrò, non ella; P O E T A. Orsù, tronchiam quefti difeorfì, e ornai Parliam di ciò, che importa più. !*) Piano al Maeftro. U (2) A Toft, con dolcezza. ( 5i > Maestro. Quai fono 1 caratteri fuoi più favoriti? T O N I N A. Io tutto vi farò : la contadina* La vecchia, la bambina, La femplice, 1’ aftuta. Maestro., E tutta roba, che 1’ abbiam veduta. Poeta. Si vorria qualche cofa nuova, e bella. Toni n a. L’ Arlecchino , il Dottore, il Pulcinella ? Maestro. Oh cari quei caratteri ! Poeta. Delizio!!, è ver: ma poco, o nulla Conofcendofi qui gli originali, Non fi polfon guftar. M a e s t r o. Son varj i gufti. Poeta. Ma poi il più bello è, che ciafcun pretende E!fer il gufto fuo miglior d’ ogni altro. D ij ■( 52 ) T O N I N A. Conofciutì caratteri v’ annojano, Sconofciuti non fon di voftro guflo : E chi diavolo mai può contentarvi ? Vi farò. ... che fo io. ... La Selvaggia, la Zinghera, la Quaquera. Maestro. La Papera? Topina.." Non Papera, ma quaquera. Poeta. SI, Squacquera, (i) M A E S T R O. Cioè ? T O N I N A. Zucche ! Già vedo. Che V uny e P altro non capifee un zero. A propofìto : ancor talvolta ho fatta, E pollò far la matta. , P O" E T A. Bella effer dee la fcena. Maestro.. Nè dovrebbe celiarvi una gran pena. (i) Serìaiagmente al Maeftro. C 53 ) T O N I N A. Figuratevi , eh’ io per affluenza Di fangue nel cervello, o per dolore, Per rabbia, per amore, Per fubito fpavento, O per altra ragion pazza divento. Stranamente veftita, Ho gli occhi ftralunati, Capelli fcarmigliati, La guardatura Alfa, il vifo giallo, E ora piango, ora rido, or canto, or ballo. Via largo Ragazzi , Non tanti fehiamazzL \ 3 Che arriva la fpofa Con gala sfarzofa, La bella Tonina, Che vien dalla China Oh quante carrozze! Oh quanti cavalli ! Venite alle nozze Si capti, fi balli, Cantate, ballate La ra, L ra là. Ma cofa mai reggia ? Si può far di peggio ? (i) (i) Guardandoli ftralimatamenée. ( 54 ) Voi flètè due cofì Barbuti, pelofl ... Che muli, che avete ? Montoni voi bete. 10 fon 1’ Agnelletta, Che fopra V erbetta Saltando fen^ va. E voi cofa volete Così veftiti a lutto ? Tacete, oh Dio! tacete, Che già comprendo il tutto. 11 caro fpofo è morto : Chi fa, fe torna più. Ma non ha avuto torto, Chegiufto a mezza vita Aveva una ferita, Da quindici anni, e più. Ombra fanguigna errante Del caro fpofo amante, Se intorno a me t’ aggiri, Afcolta i miei fofpiri Rimira quefte lagrime., Come mi colan giù. Voi non piangete, o perfidi? ... C 55 ) Poeta» Pare offeffa. Maestro. E chi fa che non lo fia T T o N I N A. Ma tu chi fei, che in mafchera Mi vieni a dar dei pizzichi ? Or ti conofco : ah cane. Morrai per le mie mane, (i) Si, P uccifor fei tu. Paventa i fdegni miei. Marfifa io fon, tu fei Il brutto Ferrai*. M A E S T R' 0." .■ Per carità finite quella Scena. Poeta. Eppur non la fa male. Maestro. Anzi un pochette troppo al naturale. T o N T N A. ■ Volete altro. Maestro» Io per me ne ho già abbaftanza. (i) Piglia pel collo il M.aeTtro. , D Iv P O È T A, Tonina, dite un po: vi ricordate Di quella cavatina, Che giu-fto jermattina Fè rider tanto il Principe? Tonina. Ah sì quella, Che figura un Tartaglia , Che a ogni fillaba intoppa, impunta, e sbaglia Cucuzze ! che concorfo ! (i) Chi chiacchiera, chi ride, E chi fchiamazza, e ibride, Chi fugge a tutto corte, E chi va quà, chi là. M AU TIO. Ceffate in grazia, che mi fate pena, Poeta. Vedete ben , eh 5 - ella fa far di tutto, ... T 0 --N- I N A. - Troppo gentil. Maestro. (2) Ella faprà;, che qui Dee darli un’ operetta in quattro dì, Ci) Canta tartagliando. iz) A Tonina-, ( 5 ? ) Se però lì compiace D’ accettar una parte, evvene appunto Una per lei, che parmi Moltiffimo a propofito. T O N I N À. Cioè? Poe t a. Ella è una cameriera allegra, e fcaltra, Che divertir procura la Padrona, E toglierle il penfìer, che ha d’ ammazzarli ■Tonica. Per quello io fono a maraviglia buona* . M A .E ,S T R O. Giulio ho un’ aria qui pronta. , T O N I ■ N A. Sentiamo (i) "Maestro. Volentieri : è un allegretto. P a E T- A. Sentirete, Maeltro, fentirete. Come ella canta all’ improvvifo. -Ci) Prende. 1’ aria di inairo|| ' in .aito .di cantare. : del Maef., e fi jxmejf Io poi Fo tutto all 5 improvvifo. Maestro. Dunque a noi. (i) SCENA ULTIMA. ELEONORA, e detti. Eleonora. Maeftro vi fallito. Addio Poeta. (2) Maestro. Signora mia... fcufate, unfol momento (3) T o N i N A. Mi piantate così? Maestro. Subito torno. Eleonora. Ecco P aria: vogliam provarla un poco? CO Il Maef. fta al cemba-| lo accompagnando To- nina, che appena ha cantato alcune battute viene interrotta daEleo- nora, che fopraggiunge. 'i)Colla lolita foftenutesrza. ’ 3 ) A Tonina. C' 59 ) M A E S T R O. Subito, quanto sbrigo Quell’ altra virtuofa, e fon da lei. (i) Eleonora. Dite, chi è colei ? (2) Poeta. E una buffa eccellente. Eleonora. Non m’intrigo con buffe. T O N I N A. Ebben, venite, o non venite? (3) M A E S T R O. Adelfo, (4) Quell’ è donna Eleonora, Che ora viene di Spagna. T O N INA. Folfe anche la Conteffa di Culagna, Non me n’ importa un fico. Eleonora. Incominciamo dico. Maestro.. Afpetti un poco. Quella fìgnora ha cominciato ornai. £1) Va per metterli di nuo-|| (3) Al Maeftro. vo al cembalo. j (4) Accollandoli a Toiiina. - (2) Al Poeta. il x C 60 ) Eleo n o r a , E le mie pari non afpettan mai. Poeta, (i). Qiiì nafce uno. feompiglio. T O N I N A.. (2) Se non venite voi,, finifco fola. Eleohor4. Se voi non mi volete .accompagnare (3) Al cembalo mi pongo, E da me fteflfa m* accompagno , e canto* T O N I N A. Canti pur: P aria mia finifco intanto. (4) E L E O N O R A. Se quefto mio pianto Il cor non ti tocca , Se quefto mìo canto. Che mi efce di bocca Ancor non efpugna Quel barbaro fen; Via sfodera , impugna Quel ferro fpiotato, E quefto caftraio Trafiggimi almen. (0 Da fe. ( 2 ) Al Mneftfo. C3) A! Maeftro. (4) Eleonora fi pone al cembalo , e canta la tua aria Se quello mio pianto e intanto Tonina canta 1’ aria fua Per pietà. c *1- ) : T 0 N I N A. • Per pietà padrona mia, Per pietà non v’ ammazzate » Cìf è una gran minchionerìa», Ouefie fono ragazzate, E può farfene di meri. Deh lafciate che $■ ammazzi Qualche brutta, o Jcìoccherelh ^ Che /’ uccider fi è da pazzi Sia col ferro, o colvelen. Voi dovete filar nel mondo , Voi che fiete favia, e bella % Voi che avete ilfen fecondo, , Voi che avete un figlio in fen, M A E S T K. O. (i) Via donna Eleonora ; P O E T A, Via, cara Tonfila; ■ M A E S T R Q, Ceffate in byon 1 ora, Poeta, Deh fiate bonina. r . M-A e s T R O e P 0 E T A* Stizzarfì Adirarli A voi non convipn. .(i ) Mentre cantano parla alla feria il Maef. e il Poeta alla bnfiìk ( 5 Poeta e Maestro. Al Principe Al Conte Disgufto darete s Che come fapete, Ti vuol tanto ben. E E' E- 0 . N O R A. Eppur quelP orgoglio (i) Diverte, mi piace, Quell’ eftro vivace Diletto mi dà. : T O N I N A.' (2> Ho vinto 1’ impegno, Or altro non voglio, Depongo lo sdegno, Son tutta jbontà. Maestro e Poeta. Se il rifo, fe il gioco SuccefTe a quel foco , Si Aringa coftante Sincera amiftà. 00 Eleotìòra finifce la tua aria prima di Temina, la qnal fiegne a cantare con difpetto, e intanto Eicon, fi leva, e fi ferma a gtiardarla for- ridendo. (a) Facendo mi gran re* fpiro. ' ■<"€$ > ^ 2 D O N N % Il vate, il maeftro Rifveglino V eftro, G l i U o m i sf i. (a £y La feria, la buffa Non facciali baruffa. .. T U T T Iv'..., Si Aringa nottante Sincera amiftà.^ P O ETÀ. Or fe tutti fon cf accordo Se neffuno è muto, o lordo . Se la mufica è già pronta, Se il libretto non fi conta, Se veftiario, fefcenario, Se gli Attori, 1 Suonatori, Se ogni cofa ingomma è Iellaf Se chi paga, e dà la fetta Vuole, ed ordina così, Sarà cola faciliffima Di far P opra in quattro di 'Maestro. Grazie al Gel, che la ragione Alla fin 1’ otturazione D 5 un Poeta converti C *À ), ■; T u -T T I.; . Lieto intanto appiattila il canto Allo Ittiolo fpettator. Altro in Ciei propizio fplenda Di contenti annunzìator* Che efficaci i voti renda» È il defio del nóltro cor, w i hpv^KS^I 8 * «*=3£ **«**$ •xa^aùS ìHUre $&£&* 5«M?£Ì!Sp ■&?*e r^-r .'-H, ; .» , r*-’,< „ *-.■ ’ — £l-si -".-■:- r - .T^'V^C. SPW- . ■• '-